di Raffaele Goretti* da superando.it
«La vera sfida – scrive Raffaele Goretti – non è soltanto (se serve) modificare il testo della Costituzione, ma dare piena attuazione ai diritti già riconosciuti. Come Cittadino che vive la condizione di disabilità, infatti, ritengo che le politiche per la piena inclusione delle persone con disabilità non possano rimanere semplici dichiarazioni di principio o norme prive di concreta attuazione, ma debbano essere accompagnate da misure capaci di rendere i diritti effettivamente esigibili»
In merito al dibattito aperto sulla proposta di modifica degli articoli 3 e 38 della Costituzione [se ne legga sulle nostre pagine a questo link, N.d.R.], legata a un Disegno di Legge approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, vorrei arricchire il dibattito stesso con alcune considerazioni.
Concordo pienamente sulla modifica del termine “minorati” utilizzato nell’articolo 38, termine che risulta ormai superato e obsoleto. Per quanto riguarda invece l’articolo 3 della Costituzione, esprimo alcune perplessità, in quanto già si afferma il principio di uguaglianza e si impegna la Repubblica a «rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini…».
Nella discussione avviata, l’inserimento esplicito del termine “disabilità” potrebbe avere come esito un rafforzamento simbolico e giuridico, rendendo più evidente il divieto di discriminazione nei confronti in particolare delle persone con disabilità; nello stesso tempo, però, rischia concretamente di rimanere solo un fatto formale.
Detto ciò faccio notare che le politiche per la piena inclusione delle persone con disabilità non possono rimanere semplici dichiarazioni di principio o norme prive di concreta attuazione, restando enunciazioni prevalentemente formali, se non sono accompagnate da misure capaci di rendere i diritti effettivamente esigibili. Il vero obiettivo dev’essere infatti trasformare il riconoscimento giuridico in una tutela sostanziale, garantendo la piena applicazione dei princìpi sanciti dalla della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e assicurando pari opportunità, autonomia e inclusione nella vita quotidiana.
Il dibattito che si è aperto sulle proposte di modifica degli articoli della Costituzione può essere dunque utilizzato come un’importante occasione di riflessione sul riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità, passando via via per politiche pubbliche efficaci, finanziamenti adeguati, servizi accessibili, strumenti di tutela e ricorso, concreta applicazione dei princìpi della citata Convenzione ONU.
L’Italia ha per altro già assunto impegni precisi attraverso la Legge 18 del 2009, con cui ha ratificato la Convenzione stessa la quale promuove un modello basato sulla piena partecipazione, sulla non discriminazione e sulla rimozione delle barriere che limitano l’uguaglianza sostanziale. Il rispetto di questi princìpi richiede interventi concreti nei settori dell’istruzione, del lavoro, della salute, dell’accessibilità, della mobilità e della vita indipendente.
La vera sfida, pertanto, non è soltanto (se serve) modificare il testo della Costituzione, ma dare piena attuazione ai diritti già riconosciuti, affinché ogni persona con disabilità possa esercitarli in modo effettivo, senza ostacoli e senza discriminazioni.
Come Cittadino che vive la condizione di disabilità, non chiedo solo dichiarazioni di principio che, seppure importanti, non danno piena attuazione e rispetto ai miei diritti, ossia accessibilità universale, inclusione scolastica e lavorativa, vita indipendente, partecipazione sociale, pari opportunità e libertà di autodeterminazione.
Per questo si chiede ormai da tempo alle Istituzioni di andare oltre le modifiche simboliche e di adottare interventi strutturali che eliminino le discriminazioni e gli ostacoli ancora presenti. Solo così sarà possibile trasformare i diritti che sono scritti in molti documenti, in diritti vissuti e costruire una società realmente inclusiva, nella quale ogni persona possa partecipare pienamente alla vita civile, economica, sociale e culturale del Paese.
*Presidente della Fondazione Serena-Olivi di Perugia.